La Psicologia della Cura
Con il termine Psicologia della Cura mi riferisco alle trasformazioni del Pensiero Individuale e delle Dinamiche Relazionali che si sviluppano all’interno di un Percorso di Cura sia in Chi è Curato sia in Chi si prende Cura di qualcuno.
Chi deve curarsi deve imparare a fidarsi di chi lo cura.
Il familiare deve imparare a gestire il difficile ruolo del sano che supporta la Persona con Malattia.
Chi Cura deve sapere che la Relazione è uno Strumento di Lavoro che deve essere appreso, affinato e utilizzato al meglio delle proprie capacità professionali e personali.
A tutti è richiesta molta Umiltà, Umanità e Unità di intenti.
La Persona con Malattia deve imparare a svolgere al meglio il lavoro di Chi si Cura, così come il suo familiare deve apprendere il Lavoro di Chi Affianca Chi si Cura.
Quello di chi si cura e di chi lo affianca sono Lavori che non si sono scelti, ma che occorre imparare a fare nel modo migliore possibile.
Entrambe sono Professioni d’Equilibrio che si preferirebbero non fare, ma che è bene portare avanti attivando le proprie capacità resilienti.
Il lavoro richiede molta attenzione e concentrazione, perché occorre imparare a conoscere se stessi, fisicamente e psicologicamente e imparare tante altre cose: prendere gli appuntamenti con i medici, lasciarsi curare, sottoporsi agli esami strumentali, saper attendere i risultati, pazientare fuori dagli ambulatori, conoscere persone, luoghi, letti, stanze, sedie, odori, luci, medicine, scale, ma soprattutto affidarsi a mani sconosciute (quelle del medico e dell’infermiere) che diventeranno, solo con il tempo, conosciute.
Qualunque Professionista lavori con le persone sottoposte a traumi, come può essere la malattia, deve aiutarle a Guidare la loro Speranza nella fiducia di un possibile futuro e di una possibile guarigione.
Quindi tutti possiamo e dobbiamo dire:
ioGuidolaSperanza.

